A quasi cinquantanni da quel ottobre 1976, torna in una nuova vecchia formula Bring on the Bad Guys. Il volume storico scritto da Stan Lee che voleva presentare ad un pubblico pre internet e pre social i villain Marvel.
Interessanti approfondimenti, e riflessioni sui personaggi che acquisivano grande dignità a profondità. Un grande eroe è reso grande dai suoi avversari e la Marvel ne ha saputo creare di grandiosi. Orain una nuova veste più narrativo, torna questo grande omaggio ai villain Marvel.
Parliamo di Bring on the Bad Guys una miniserie in 7 capitoli one shot, collegati tra loroe raccolti da Panini in un Marvel Collection. Ai testi Marc Guggenheim e Philip Kennedy Johnson, ai disegni Matteo Della Fonte, Stefano Raffaele.
Ci avrà convinto? Per scoprirlo dovete continuare a leggere!

Una miniserie divertente da leggere
Non ci troviamo di fronte ad un capolavoro o una storia memorabile. Ma faremmo un torto ad autori e disegnatori se dicessimo che sono brutte storie che non ci hanno divertito. Normalmente non abbiamo un rapporto molto positivo con le storie brevi.
Il motivo è presto detto, diventa infatti difficile sviluppare storie interessanti in poche pagine e il rischio è sempre quello di storie dimenticabili.
Invece in questo caso tutte le storie sono intrattenenti e interessanti pur nella loro brevità. La più toccante è stata quella di Loki che richiama evidentemente in senso figurato, la vita di Mozart soprattutto nell’ultima fase in cui il leggendario compositore scrisse il Requiem. Una storia toccante, che vede Loki come il vero Dio dell’inganno e che ci restituisce comunque un’interessante riflessione. L’arte esiste davvero o è tutto un ingaùnno?
Bella anche la storia sul Teschio Rosso, con un interessante spy story nella Berlino crepuscolare del 1945. Ben rappresenta il passaggio in cui Schmidt decide di trascendere l’eredità nazista e il terzo reich, ritenuto fallimentare avendo perso la guerra, e di utilizzare l’Hydra come mezzo di sopravvivenza politica e ideologica. Insomma un Teschio Rosso che disvela la sua natura trasformista e camaleontica.
Molto interessante anche la storia su Abominio, che spesso ci dimentichiamo essere un ex agente segreto. Il modo in cui incastra l’analista di intelligence neofita è stato disvelante e un vero pugno allo stomaco.

Ottime premesse ma una conclusione insoddisfacente
A fare da trade union, da filo conduttore sono ovviamente le macchinazioni di Mefisto. Di per se nulla di originale, ma funziona come base comune per collegare i diversi albi.
Qui però sorgono i problemi. La macchina delle Anime è di per sè figo come strumento, però se ne poteva approfondire meglio il funzionamento che resta fumoso.
Il personaggio di Sorella Soffrenza che fa il doppio gioco, è affascinante e la sua origin story, seppur non originalissima essendo spalmata nei diversi albi non risulta pesante da seguire.
Era chiaro comunque che Destino non avrebbe accettato di diventare la marionetta di Mefisto e che si sarebbe ribellato. Il problema però resta il finale troppo frettoloso. Una buona costruzione, per un finale troppo accellarato, veloce, che ricorda quello di un film con seri problemi di montaggio.
L’escamotage narrativo è simile a quello del recente crossover Dc We are yesterday, con i vari villain presi da diverse epoche del passato e quindi nella loro forma più pura e malvagia, che si coalizzano. Purtroppo però il finale così scontato, banale e privo di mordente rovina tutto quanto di buono fatto nei capitoli precedenti.

Tirando le somme
Aldilà di una saga carina, ma che non lascia strascichi e non scrive pagine di storia, un dato resta chiaro.
La Marvel ha bisogno di villain che facciano i villain. Norman Osborn alias Goblin buono e amico di Spider-Man, non funziona. Loki snaturato scimmiottando la versione del Marvel Cinematic Universe non funziona, ecc ecc.
Sarà un caso che Dc ha stradominato gli eisner 2026? Forse per rinascere bisognerebbe tornare al classico. Paradossalmente questa saga, nei singoli albi tranne l’ultimo lo fa.
Ma che non sia un fenomeno isolato commemorativo ma una seria presa di coscienza di chi decide la linea editoriale.


