Wanted: Il Mark Millar primordiale

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In Breve...

Un Millar primordiale, acerbo eppure inconfondibile.

Ci sono autori che, piaccia o non piaccia, sono ormai prigionieri del nome e dello stile narrativo che li ha contraddistinti.

Intimamente, ogni autore infatti ha alcuni stilemi e concetti chiave che si porta dietro per tutta la sua vita editoriale, di opera in opera.

Ciò vale anche per gli scrittori, e Mark Millar diciamo che ha uno stile inconfondibile.
Storie crude, dure, sfacciate, poco aperte a compromessi di ogni sorta.

Con Wanted, Millar dimostrava già tre cose:
di essere un autore pronto ad osare e anche a strafare, di avere alcuni temi cari e di voler, a modo suo, infilarsi in quel lungo filone di decostruzione del supereroe cominciato anni prima da autori come Frank Miller e Garth Ennis.

Per approfondire, trovate la nostra recensione.


Millarverse atto I

Wanted anticipa, prima di tutto, la nascita del Millarverse, essendone il primo capitolo.

Già che lo stesso universo prenda il nome dall’autore dovrebbe dirci molto sul carattere dell’autore.

Lanciato in pompa magna come progetto multimediale, questo universo (più o meno coeso e coerente) ha dei must read assoluti, come Kick-Ass, e interessanti perle come Nemesis e The Magic Order o Night Club.
Ma non possiamo definirlo un successo editoriale e mediatico dirompente, come nei piani originali dello stesso Millar (e, in seguito, di Netflix).

In ogni caso, Wanted è leggibile in forma a sé stante e resta decisamente godibile, anche in formato Pocket.

Solo botte e poco più?


Essenzialmente sì, ma anche no.

Millar punta molto su una scrittura grottesca, sporca, esagerata, volutamente iconoclasta e sopra le righe.

Ma, in fondo, super edulcorata e rimestata tra tanti altri aspetti più triviali, vi è la riflessione a proposito della scelta tra una vita etica e contemplativa, un lento appassire nella mediocrità insoddisfacente, o un bruciare veloce in una vita estetica, edonistica e superomistica, ma destinata inevitabilmente all’autosabotaggio e all’autodistruzione.

Nonché una non tanto velata critica alla manipolabilità delle informazioni e dei media, in grado di costruire attraverso una narrazione incessante (e nel Millarverse un po’ di magia) una realtà artefatta a cui aderiamo senza porla minimamente in dubbio, senza criticarla.

In ultimo, la banalità del male, esemplificata da super cattivi annoiati che, conquistato il mondo e in crisi di mezza età, tornano a scontrarsi tra di loro, in una sorta di cannibalismo, perché ormai privi di uno scopo e di un nemico.

Se a ciò aggiungiamo i buoni disegni di C.G. Jones, che non è Romita Jr. ma alle matite se la cava molto bene, retrospettivamente Wanted resta un fumetto godibile e necessario nel percorso di crescita di Millar autore impegnato.

Promosso con riserva!

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