Difficile ricordare a memoria un evento editoriale tanto dirompente e di successo come quello dei nuovi formati economici di Panini. Con vari nomi tra Marvel, Panini Comics e DC, la formula vincente è sempre la stessa: ovvero grandi storie in formato tascabile a prezzi popolari.
Qui abbiamo parlato di molti volumi simili e continueremo a farlo. L’offerta non sembra infatti arrestarsi, moltiplicandosi a fronte di una domanda ricettiva e viva che ne domanda sempre di più. Tali volumi stanno permettendo a tantissimi giovani lettori di scoprire o riscoprire il fumetto americano, il che ci rende estremamente felici.
In particolare oggi vi parliamo del DC Horror Compact: The Dollhouse Family/Daphne Byrne. Un volume doppio, con una doppia anima e con due storie totalmente diverse. Di seguito le nostre impressioni!

Un piccolo gioiello
Partiamo da The Dollhouse Family. Che dire se non che si nota la firma di un vero fuoriclasse del fumetto? Basterebbe dire Mike Carey e Peter Gross e non servirebbe aggiungere altro.
Carey è stato uno scrittore rivoluzionario, basterebbe citare il suo Lucifer per dimostrare lo spessore di uno scrittore che ha sempre saputo unire ad un grande storytelling una conoscenza enciclopedica di ciò che scriveva. Carey dimostra di non aver perso assolutamente la propria mano scrivendo un horror che ti rimane impresso ancjhe a distanza di giorni.
Peter Gross a cui dobbiamo capolavori grafici come Unwritten e American Gods, dimostra di avere ancora un talento grafico sopraffino. La sua capacità di rendere umani i personaggi della casa delle bambole, di creare tensione attraverso un impostazione mai banale delle tavole. Un tratto realistico ma che mantiene quella cifra stilistica della Vertigo restituendo un certo senso di nostalgia.

La storia gioca su un orrore intergenerazionale. Una maledizione, una catena che sembra non si possa spezzare tenendo legate e condannate le diverse generazioni. Tra colpi di scena mai banali, la storia si dipana con una protagonista femminile che davvero ruba la scena per la sua forza dirompente.
La casa delle bambole nella sua concezione metaforica diventa rifugio dal dolore ma anche trappola. Una sorta di via di fuga che però ci priva del coraggio di affrontare i fantasmi del mondo reale, preferendogli l’illusione di un mondo apprentemene ordinato.
Una storia horror fantasy in cui Carey condensa l’orrore più puro, ma soprattuto la sintesi di una maturazione artistica di un autore che sembra invecchiare come il vino di qualità. Una gestione sapiente dei flashback, un ritmo ben cadenzato una storia mai banale che ci ha tenuto incollati fino ad un finale che chiude e riapre il cerchio allo stesso tempo.

Daphne Byrne ovvero un horror confuso
Se abbiamo avuto grandi parole di elogio per la prima storia, purtroppo non possiamo dirci altrettanto soddisfatti della seconda. Una storia sicuramente scorrevole e ben disegnata quella da Kelley Jones con i disegni di Laura Marks.
Non ci sono dubbi che Kelley Jones storico autore di Batman sappia scrivere perchè i sei capitoli volano. Ma rispetto alla storia di Carey al lettore non resta molto. Si punta su un horror gotico gredevolissimo alla vista, con questo tratto molto morbido con colori molto vintage e corposi. Sfogliandolo non ci si può non soffermare su ogni tavola ammirandone la bellezza intrinseca e il grande lavoro intrinseco di sintesi grafica.

La storia tuttavia, pur avendo appunto un’ambientazione gotica rassicurante nel suo essere nota al grande pubblico, non ha un guizzo di originalità. Non si avverte quel senso di innovazione nella scrittura, nelle idee. La storia scorre via senza lasciarti molto come un B movie che si guarda e si dimentica.
Trattasi di una storia che ha la sua forza e il suo punto debole nella sua eccessiva semplicità. Manca un approfondimento vero della protagonista e un’idea originale che imprima forza al racconto.

Tirando le somme
Due storie diverse, una di impatto e in stile Vertigo, un’altra più lineare ed estemporanea, per un DC Horror Compact atipico diviso a metà.
Ma visto il rapporto pagine, prezzo, qualità non possiamo che consigliarvelo. Forse nell’oscurità dell’orrore c’è refrigerio dal grande caldo che ci soffoca!

