Cast stellare, romanzo che ha fatto la storia, un ampio dibattito intorno al film già a partire dal trailer tra detrattori e fan della prima ora.
Tutte premesse che rendono l’ultimo adattamento cinematografico del capolavoro immortale di Emily Bronte: “Cime Tempestose” un film già molto discusso e diviso ma proprio per questo atteso fortemente da parte nostra.
Diretto da Emerald Fennell, nel cast stellare Jacob Elordi, Margot Robbie, Martin Clunes e Alison Oliver.
Un film del 2026, presto nelle sale italiane che ci ha convinto seppur con qualche asterisco.

Le virgolette sono d’obbligo
“Cime Tempestose” di Emerald Fennell è il classico film che va approcciato nel modo giusto.
È un film storicamente accurato quanto ad ambientazioni e costumi? Assolutamente no.
È un film fedele al romanzo?
Solo in minima parte.
È un film impegnato?
No, affatto.
È un film gotico?
No, è un film decisamente pop, barocco, ma non è un difetto: è una cifra stilistica chiara.
Il film è abbastanza coerente con questa scelta: non prova a essere ciò che non è.
La scelta del cast era già una scelta di campo chiara verso un film esagerato, spinto, che trascura la componente gotica del romanzo originale e che non vuole certo fare un trattato di femminismo o una descrizione della società inglese pre-vittoriana.
Vuole divertire, intrattenere, osare senza prendersi troppo sul serio e in questo riesce.
Quindi sì, le virgolette sono d’obbligo intorno a “Cime Tempestose”, perché è un’opera derivata e postmoderna.

Popolare ma non scadente
Dunque “Cime Tempestose” è essenzialmente un film pop.
Nel senso più semplice, naturale e accettabile del termine.
Un film leggero, esagerato, ma che non fa certamente annoiare.
La storia d’amore è ben resa dalla chimica indiscutibile tra Jacob Elordi e Margot Robbie.
Aver scelto loro ovviamente fa virare il film su un tono più spinto, e il fan service sicuramente non manca.
Tuttavia, pur nel suo essere esagerato e sfarzoso, il film mantiene una certa drammaticità.
Si percepisce il significato profondo di un amore impossibile, di due anime divise da un destino avverso, ma non si scende mai nel lirico o nel melodrammatico.
Una buona regia e musiche azzeccate cozzano un po’ con dei costumi e delle ricostruzioni storiche a dir poco lacunose, ma non è a questo che puntava il film.
L’unica scelta davvero poco comprensibile, con un personaggio davvero antipatico e anacronistico, è Nelly Dean, interpretata da Hong Chau.
Una cinese nell’Inghilterra di fine Settecento è difficilmente giustificabile e la scelta non aggiunge nulla ai fini della trama.

Tirando le somme
Non è un film rivoluzionario, né tantomeno d’autore o con chissà quali guizzi o idee.
Anzi, a tratti è quasi grottesco, sferzante e provocatorio.
Ma è una bella rielaborazione, con tutti i limiti, le semplificazioni, gli adattamenti e le omissioni di un grande romanzo a cui non aggiunge p toglie nulla.
Non è un film per puristi, per i salotti raffinati o per i critici letterari o gli storici di mestiere.
Ma resta godibile, vero, a tratti emozionante e per tutti, tranne per chi intenda giudicare o partire prevenuto.

