Songgot: Il punteruolo

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Oggi vi proponiamo la recensione del primo volume Songgot: il punteruolo, rilasciato da Panini per l’etichetta Planet Manwha.

Introduzione all’opera:

Songgot: il punteruolo è un manwha (fumetto coreano) scritto da Gyu-Seok Choi, già noto in Italia per Hellbound, opera horror in due volumi in cui si occupava esclusivamente della parte artistica.
Questa volta la storia però ha connotati estremamente differenti da quelli di Hellbound, essendo concentrata in gran parte su tematiche sociali.

La storia segue le vicende di due uomini che il destino deciderà di mettere sulla stessa strada: il primo, Goo Goshin, è un sindacalista vecchia scuola a capo di un’agenzia che si occupa di difendere i lavoratori sfruttati dalle angherie dei potenti, mentre il secondo, Lee Sooin, è un giovane manager che, alla richiesta dei propri superiori di licenziare gran parte del personale del supermercato in cui lavora, sceglierà di opporsi, facendosi però in questo modo nemici nei ranghi alti dell’azienda. È questo il motore che renderà possibile un loro incontro e l’inizio di questa storia.

Contesto e tematiche trattate:

Songgot calca la mano nel mostrare una Corea spaccata in due dalla crisi finanziaria, in cui la differenza tra chi può scegliere come vivere e chi non può diventa sempre maggiore, in cui si rende sempre più necessario il bisogno di associazioni a difesa dei più deboli, la cui voce diventa sempre più flebile e il dolore sempre maggiore. I due protagonisti sono molto interessanti, nonostante di uno dei due sappiamo ancora molto poco, ci sono tutti gli elementi per sperare in uno sviluppo avvincente.

In definitiva, ritengo questo primo volume di Songgot un inizio coinvolgente ed interessante, adatto a chiunque abbia voglia di una storia coinvolgente che, nonostante le tematiche trattate, risulta scorrevole e piacevole da leggere.

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