Spider-man India: la recensione

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Una storia dalle grandi potenzialità ma dal magro risultato. Un vero peccato perché l'unione tra la lunga storia editoriale di Spider-Man e la tradizione culturale Indiana, poteva produrre una piccola gemma. Un vero peccato dunque. Il risultato finale spiega perché questa storia è caduta nel dimenticatoio non venendo mai ristampata, almeno fino al recente Spider-Man across the Spiderverse, che ha riacceso almeno in parte, i riflettori sul personaggio.

Grazie a gli amici di Panini Comics, abbiamo avuto modo di leggere un volume autoconclusivo, con il quale venne introdotto Pavitr Prabhakar, lo Spider-Man di Terra-50101. Siamo dunque felici di potervi raccontare cosa ne pensiamo con questa recensione senza spoiler.

C’era una volta un solo Spider-Man

C’è stato un tempo in cui il Ragnoverso non si sapeva nemmeno cosa fosse, e di versioni alternative del nostro ragnetto non ce ne erano, cloni a parte. L’esigenza di un azienda, di penetrare con i propri prodotti nuovi mercati, è invece vecchia come il mondo. L’India che già vent’anni era un gigante demografico e oggi è il paese più popoloso al mondo, rappresentava e rappresenta, un bacino di potenziali lettori smisurato. Dunque la Marvel, che voleva ad ogni costo prendersi una fetta della torta, aveva sul tavole due possibilità diametralmente opposte. Scrivere un’avventura di Spider-Man in India, oppure… Creare ex novo uno Spider-Man Indiano, il resto è storia.

All’origine dell’eroe

Il più grande punto di forza del fumetto è senz’altro, la sua capacità di unire gli elementi più autentici e riconoscibili di Spider-Man a quelli della cultura indiana. Un impresa difficile potrebbe dire qualcuno. Ma se ci pensiamo bene, cosa sono i supereroi, se non l’ultima incarnazione di quegli eroi e degli Dei che hanno accompagnato sin dagli albori l’umanità? Cosa sono se non una mitologia pagana riadattata ai tempi moderni e alla cultura popolare di massa? Personaggi di fantasia, a cui siamo talmente tanto intimamente legati, da considerarli reali. Se si assume questo paradigma come vero, non risulta difficile comprendere l’estrema compatibilità, tra un eroe moderno e i millenari miti della tradizione Indiana. Proprio perché la madre genitrice, la radice è la medesima. Questa fusione tra i due pantheon in Spider-Man India riesce, non risultando mai forzata o artificiosa. Anzi regalando una reinterpretazione fresca, vivace, frizzante dei personaggi classici che compaiono nella miniserie. Restituendoci un mondo in cui al centro non c’è la scienza, come nel classico universo Marvel ma la magia.

Tanto potenziale inespresso

Nonostante gli elementi positivi poc’anzi descritti, il problema più grande risiede nella trama, che non valorizza i personaggi. Tutto accade in maniera frettolosa e convulsa, rendendo la lettura tanto scorrevole quanto inconsistente. Nel primo capitolo si condensa tutta la mitologia fondativa del ragno Zio Ben incluso. Poi si presenta il Villain, Norman Osborn che decide di voler distruggere il ragno, per una profezia buttata lì a metà volume, che vedrebbe Spidey come colui che ne impedirà l’ascesa. Non suona originalissimo, vero ? L’idea poi che Spider-Man e Norman, siano i campioni del bene e del male, che si combattono da millenni per il destino della terra, è come nel primo caso, figa ma non originalissima. Il problema risiede nel fatto che nessuno degli spunti di trama è edeguadamente sviluppato.Tutto accade vorticosamente per poi giungere all’inevitabile epilogo, che però in mancanza di una costruzione credibile, manca di pathos.

Cos’è Spider-Man India?

Spider-Man India, si riduce dunque ad un continuo e a tratti inconsistente citazionismo, della mitologia di Spider-Man e sprazzi di quella Indiana. I comprimari, i cliché dei primi numeri del arrampicamuri, finiscono con l’essere scopiazzati ricontestualizzandoli, ma senza riuscire a rielaborarli adeguatamente. Resta ben poco alla fine della lettura, se non la sensazione di stringere tra le mani una grande occasione mancata. Forse un paio di numeri in più avrebbero aiutato a costruire meglio la storia, ma in generale le importanti premesse non si traducono in risultato soddisfacente. Persino il design del Gblin è palesemente copiato da quello dell’univero Ultimate.

I disegni

I disegni sono molti da primi ani 2000, ma nonostante ciò molto piacevoli. Sembrano quasi delle diapositive con uno stile a metà tra il pittorico e il fotografico. Peccato però per la poca importanza data a gli sfondi, avrei sinceramente preferito una maggiore ricercatezza nel descrivere i paesaggi. Insomma avrei raccontato meglio, attraverso i disegni, la stratificazione storica e culturale del paese, che salvo qualche scena stereotipata, passa in secondo piano.

Formato proposto da Panini per Spider-Man India

Questa volta non ci sentiamo di promuovere il formato. Contenendo la storia solo quattro spillati americani, 18 euro è un prezzo decisamente esagerato. Avrebbe avuto molto più senso un Must Have a 15 euro, oppure un brossurato dal prezzo ancora più contenuto.

Conclusioni

Non è la storia della vita. Certo Spider-Man India è più volte nei crossover ragneschi, e se volete conoscerne le origini questa è la storia che fa per voi. Ma siamo ben lungi da una storia epica, imperdibile o qualitativamente eccelsa. Bisogna essere fan accaniti o completisti del personaggio per considerarla indispennsabile. Con 18 euro o poco più, sicuramente si può recuperare materiale infinitamente superiore. Ma se vi incuriosisce e avete il budget, potete dargli una chance.

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