Yan – La recensione del primo volume del manhua edito dalla Toshokan

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Primo volume concentrato che riassume gli scopi della nostra protagonista, mantenendo ancora qualche mistero. Servirebbe qualche altro volume per capire meglio se si tratta di un manhua valido oppure no.

Yan è un manhua scritto e disegnato dall’autore taiwanese Sheng Chang. Pubblicato in madre patria dalla Dala Publishing Company, giunge in Italia attraverso la nuovissima casa editrice della Toshokan.

Foto di @anerddiary su Instagram.

La trama in breve

“Col monte Emei ormai alle spalle, siamo giunte nel Jiangnan. Rapite da cotanta inaspettata bellezza nel mondo dei mortali, sull’acqua balugina il riflesso della Pagoda Baouchu, sull’isolotto di Santan s’erge un grazioso padiglione, i salici lungo la diga s’inchinano ad accarezzare i battelli sul lago e i fiori di pesco ondeggiano leggiadri nella brezza primaverile. La tua ancella Yan Tieh-Hua.”

Ci troviamo a Pechino, capitale della Cina.

La storia parte da uno spazio temporale di trent’anni prima, per poi adeguarsi al presente. Yan Tieh-hua, è una ragazzina di appena quindici anni, interprete dell’Opera di Pechino, la cui famiglia Yan è, per l’appunto, dedita. Al rientro da scuola, a causa di una strana sensazione, si dirige di corsa verso casa, dove fa una scoperta sconcertante. La sua famiglia è stata massacrata, senza alcun apparente motivo, da chissà quale uomo.

Non avendo idea di cosa fare, si autodichiara colpevole, confessando un crimine da lei però mai commesso. Ingiustamente condannata per l’omicidio della sua stessa famiglia, dunque, viene rinchiusa in un istituto di ricerca che funge da prigione per detenerla.

Vent’anni dopo l’accaduto, a causa di un incidente dalle cause sconosciute, si verifica un’esplosione che rade al suolo l’intero edificio in cui la giovane si trova. Yan Tieh-hua viene dichiarata come una delle vittime del tragico evento.

Tuttavia, nonostante ciò, qualche anno più tardi, torna misteriosamente come un’adolescente alla ricerca di risposte e di vendetta, pronta a radere al suolo chiunque si ponga sul suo cammino. Brandendo le vesti dei classici personaggi dell’Opera di Pechino, che spesso le capitava di indossare con la propria madre e i propri familiari, è determinata a vendicare il massacro della propria famiglia.

Una storia vista e rivista può comunque piacere?

Può una storia, vista e rivista, affascinare ugualmente?

Attraverso la letteratura ma anche il cinema e via dicendo, spesso ci capita di vedere storie che siano molto simili tra loro. Eppure, nonostante ciò, capita comunque che riescano a lasciarci qualcosa.

Yan è indubbiamente una storia vista e rivista. Non sono poche le opere concernenti il tema della vendetta. Basti pensare a classici come Kill Bill di Quentin Tarantino, che è forse il primo che viene in mente, o ancora Lady Snowblood, che è il manga che ha ispirato lo stesso film di Kill Bill e molti altri. L’aspetto stesso della protagonista ricorda il personaggio Marvel della serie Jessica Jones. Le movenze e la sua superforza sembrano esservisi chiaramente ispirati. Insomma, Yan non sembra avere davvero nulla di così originale da spiccare all’occhio o da rimanerne stupiti. Quindi è un prodotto che merita, oppure no?

Da amante della cultura manga e esperta di cinematografia, lasciatevelo dire, è davvero raro trovare opere che siano eccezionali e che introducano chi ne usufruisce a una nuova visione del mondo. Nonostante ciò, non è detto che, solo per questo, un’opera non possa comunque piacere o lasciare la propria orma. Yan, dunque, per rispondere alla domanda sopra posta, a parer mio, merita di essere letto perché, in tutta la sua “somiglianza” con altre opere, ha comunque il suo valore e fa il suo lavoro, ossia intrattenere il lettore, coinvolgendolo negli avvenimenti e nelle vicende che concernono la protagonista. Il tutto poi, invogliando a scoprire i misteri che si celano dietro il fantomatico caso di esplosione ancora irrisolto e il ritorno di quello che sembrerebbe essere un vero e proprio fantasma.

Conclusione

Se siete amanti delle storie di vendetta alla Kill Bill, Yan potrebbe sicuramente piacervi. Il tratto del disegno è davvero sensazionale e il character design salta subito all’occhio. La bellezza della protagonista e la forza che emana potrebbero farvi seriamente innamorare.

Nonostante sia ancora un po’ presto per dirlo, credo che questa serie possa evolversi bene, in quanto presenta del ricco potenziale al suo interno. Il primo volume non è stato abbastanza denso da poter trarne chissà quali inferenza ma sono sicura che già dal secondo potremmo capirci qualcosa in più. Se vi va, avventuriamoci insieme in questa miniserie di soli sei volumi complessivi!

Se siete interessati, trovate qui a disposizione per voi il primo capitolo del primo volume. Grazie per aver letto fin qui. Ci vediamo alla prossima recensione!

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